I Chicago gruppo rock statunitense, formatosi nel 1967, sono una poderosa jazz-pop band, sette elementi padroni e virtuosi alfieri del proprio strumento, un'autentica “macchina da guerra” che ha prodotto nella golden era dei primi anni “70 i più bei dischi della nuova rock-fusion sull'onda dei Blood Sweet & Tears. Tre fiati su di una chitarra alla Hendrix, la voce del bianco Terry Kath che “più nera non si può” e i ritmi devastanti di Danny Seraphine non si erano mai visti e sentiti fino allora ed eccoli esordire con la sfida del doppio LP già dalla prima uscita discografica.
Chicago Transit Authority del 1969 (170 settimane nella classifica americana dei primi 100) è la consacrazione di una band coagulatasi nei campus anche sulle spinte delle aggregazioni e delle ribellioni studentesche nate proprio nella città dell'Illinois.
E' il tastierista Robert Lamm a tenere le redini della band, comporre e cantare buona parte dei brani anche se la stupenda cavalcata di Introduction è completo appannaggio di Kath e della sua orgogliosa voce “black”. La seguente Does Anybody Really Know What Time It Is? con Lamm al piano e voce solista si sfiora il capolavoro di costruzione sonora, grande jazz-song, grande tromba di Loughnane e cori perfetti; già consegnata alla storia. Ma è la seguente Beginnings sempre di Lamm che segnerà a fuoco il marchio dei Chicago: la sua voce calda accompagna i sinuosi fiati, la perfetta batteria e percussioni latine sostengono e accompagnano il basso di Cetera, tromba, trombone e sax si alternano agli assolo, i cori sottolineano la bellezza del brano. Question 67 and 68 è uno di quei brani epici sostenuti dalla limpidissima voce di Peter Cetera che conoscerà giustamente un successo personale per via di questa sua caratteristica vocalità; veramente un gioiello. Listen, il più corto dei brani, poco più di 3 minuti contro i 5/8 minuti degli altri è un'altra cavalcata di ottoni con il caratteristico basso arrembante. Poem 58 di Robert Lamm chiude quella che fu la seconda facciata dell'LP interamente dedicata al tastierista sia come composizioni che come voce solista e dove la chitarra distorta conduce la corsa per gli oltre otto minuti del brano.
Free Form Guitar che apre la terza facciata, dà libero sfogo all'immaginazione sonora del chitarrista Terry Kath con improvvisazioni sulla sei corde, rombi, gemiti, effetti larsen, scale ascendenti e discendenti sulla tastiera della sua Fender. Torniamo alla canzone pura con South California Purples, rock-blues di organo e basso con inserito un divertito omaggio ai Beatles di Walrus, anticipa il pezzo forte dell'album, I'm A Man, il brano di Steve Winwood composto a diciassette anni per i suoi Spencer Davis Group che qui riacquista una nuova sensazionale vita con percussioni trascinanti, la chitarra wah-wah, l'Hammond stratosferico e le tre voci (Lamm, Cetera, Kath) che si alternano alle strofe dando al brano una dimensione di unicità eterna. Per i posteri anche l'assolo di batteria Slingerland dell'italo-americano Danny. Quarta facciata e rumori di disordini studenteschi introducono Someday e la lunghissima Liberation quasi 15 minuti, brani live registrati nell'agosto del 1968 durante le assemble universitarie che certificano la bravura e la coesione della band anche dal vivo.
In seguito la locale compagnia di bus e metrò, appunto la CTA-Chicago Transit Auhority, unica proprietaria del moniker si arrabiò (BAH!) per l'utilizzo del proprio marchio e furono costretti ad abbreviare il nome della band semplicemente in Chicago.
L'intero lavoro è stato rimasterizzato nel 2002, completato con i minuti originali mancanti e le quattro facciate portate in unico cd che ci riconsegna intatta la perfezione del suono e l'affiatamento di questa band basilare per tutto il jazz-rock, il pop-funky, il pop-jazzy e la fusion che dilagherà negli anni “80 e “90.
Tracce:
Side 1
1.Introduction
2.Does anybody really know what time it is?
3.Beginnings
Side 2
4.Questions 67 and 68
5.Listen
6.Poem 58
Side 3
7.Free form guitar
8.South California purples
9.I'm a man
Side 4
10.Prologue, August 29, 1968
11.Someday (August 29, 1968)
12.Liberation
Formazione:
Peter Cetera - basso, voce, agogô
Terry Kath - chitarre, voce
Robert Lamm - piano, organo, tastiere, voce, maracas
Lee Loughnane - tromba, legnetti
James Pankow - trombone, campanaccio
Walter Parazaider - legni, tamburello basco
Danny Seraphine - batteria, percussioni
Verso la fine del '66, Signe Toly Anderson, che purtroppo ci ha lasciato il 28 Gennaio 2016, essendo in stato interessante, decide di abbandonare i Jefferson Airplane per dedicarsi al prossimo nascituro e alla famiglia. La band si trova improvvisamente sull'orlo dello scioglimento e decide di accogliere nelle sue fila la cantante/compositrice e strumentista Grace Slick, conosciuta durante gli innumerevoli concerti di quell'anno. Grace Slick, dotata di una bellissima e potente voce e di una ottima vena compositiva, era la front-woman della band acido-psichedelica The Great Society, uno dei primi gruppi che miscelava gli stili del rock-garage americano con influenze orientali. Nello stesso periodo c'é un'altra defezione, Skip Spence se ne va per formare i Moby Grape, dopo la parentesi come batterista alla corte dei Jefferson Airplane, ritornando al suo vero strumento, la chitarra, il suo posto viene preso da Spencer Dryden, nasce così la formazione dei Jefferson Airplane che arriverà al successo. Grace Slick porta con se dai Great Society due sue composizioni che a livello locale avevano avuto un certo successo e che, riveduti e corretti, diventeranno due tra i brani trainanti di Surrealistic Pillow (RCA 1967). I due brani di Grace: Sombody to love e White rabbit, sono tra i brani che danno il via alla lunga estate californiana, la "summer of love" del popolo hippie, che ha il suo epicentro a San Francisco. White rabbit in particolare diviene il manifesto di un movimento che partendo dalle strade della zona di Haight Ashbury, si espanderà in breve tempo a livello mondiale.
La musica dei Jefferson Airplane, sotto la spinta di Grace, si espande, diviene più complessa, assume toni furiosi, il basso di Cassady si fa tuonante, la chitarra di Kaukonen si fa lacerante ed eccheggiante di distorsioni, i ritmi divengono spezzati per lievitare poi in imperiosi crescendi, si affinano le parti vocali (prima improntati al folk rock), che via via assumono quella particolarità, che diverrà il loro marchio di fabbrica, il particolare intreccio tra Grace, Balin e Kantner, con la voce a turno, di chi fa da background, sempre leggermente ritardata rispetto alle altre due. Surrealistic pillow sarà il primo disco uscito dalla Bay Area a divenire disco d'oro, i testi, ermetici, ma sempre più improntati alla protesta nei confronti del sistema e della american way of life, faranno diventare i Jefferson Airplane la punta di diamante del movement, che minerà dalle fondamenta la società americana.
Il disco contiene, oltre ai due capolavori vocali di Slick, le prime caleidoscopiche sonorita` allucinogene, soprattutto nelle irruenze corali di She Has Funny Cars e 3/5 Of A Mile In Ten Seconds. Plastic Fantastic Lover poi e` l'incubo incalzante di un minstrel moderno a ritmo ossessivo con contrappunti lisergici di basso e chitarra. Al lato tenero e dolce del folk-rock si concedono il tenue e crepuscolare melodismo di Today e Coming Back To Me (Balin), la distesa ballata country di Dryden My Best Friend e l'assolo cibernetico e spirituale di Kaukonen Embryonic Journey.
Tracce:
01. She Has Funny Cars
02. Somebody To Love
03. My Best Friend
04. Today
05. Comin’ Back To Me
06. 3/5 Of A Mile In 10 Seconds
07. D.C.B.A.-25
08. How Do You Feel
09. Embryonic Journey
10. White Rabbit
11. Plastic Fantastic Lover
Formazione:
Marty Balin – Voce, chitarra
Jorma Kaukonen – Chitarra solista, ritmica, voce
Grace Slick – Voce, pianoforte, organo, flauto dolce
Paul Kantner – Chitarra ritmica, voce
Jack Casady – Basso, fuzz bass
Spencer Dryden – Batteria, percussioni
I Chicago gruppo rock statunitense, formatosi nel 1967, sono una poderosa jazz-pop band, sette elementi padroni e virtuosi alfieri del proprio strumento, un'autentica “macchina da guerra” che ha prodotto nella golden era dei primi anni “70 i più bei dischi della nuova rock-fusion sull'onda dei Blood Sweet & Tears. Tre fiati su di una chitarra alla Hendrix, la voce del bianco Terry Kath che “più nera non si può” e i ritmi devastanti di Danny Seraphine non si erano mai visti e sentiti fino allora ed eccoli esordire con la sfida del doppio LP già dalla prima uscita discografica.
Chicago Transit Authority del 1969 (170 settimane nella classifica americana dei primi 100) è la consacrazione di una band coagulatasi nei campus anche sulle spinte delle aggregazioni e delle ribellioni studentesche nate proprio nella città dell'Illinois.
E' il tastierista Robert Lamm a tenere le redini della band, comporre e cantare buona parte dei brani anche se la stupenda cavalcata di Introduction è completo appannaggio di Kath e della sua orgogliosa voce “black”. La seguente Does Anybody Really Know What Time It Is? con Lamm al piano e voce solista si sfiora il capolavoro di costruzione sonora, grande jazz-song, grande tromba di Loughnane e cori perfetti; già consegnata alla storia. Ma è la seguente Beginnings sempre di Lamm che segnerà a fuoco il marchio dei Chicago: la sua voce calda accompagna i sinuosi fiati, la perfetta batteria e percussioni latine sostengono e accompagnano il basso di Cetera, tromba, trombone e sax si alternano agli assolo, i cori sottolineano la bellezza del brano. Question 67 and 68 è uno di quei brani epici sostenuti dalla limpidissima voce di Peter Cetera che conoscerà giustamente un successo personale per via di questa sua caratteristica vocalità; veramente un gioiello. Listen, il più corto dei brani, poco più di 3 minuti contro i 5/8 minuti degli altri è un'altra cavalcata di ottoni con il caratteristico basso arrembante. Poem 58 di Robert Lamm chiude quella che fu la seconda facciata dell'LP interamente dedicata al tastierista sia come composizioni che come voce solista e dove la chitarra distorta conduce la corsa per gli oltre otto minuti del brano.
Free Form Guitar che apre la terza facciata, dà libero sfogo all'immaginazione sonora del chitarrista Terry Kath con improvvisazioni sulla sei corde, rombi, gemiti, effetti larsen, scale ascendenti e discendenti sulla tastiera della sua Fender. Torniamo alla canzone pura con South California Purples, rock-blues di organo e basso con inserito un divertito omaggio ai Beatles di Walrus, anticipa il pezzo forte dell'album, I'm A Man, il brano di Steve Winwood composto a diciassette anni per i suoi Spencer Davis Group che qui riacquista una nuova sensazionale vita con percussioni trascinanti, la chitarra wah-wah, l'Hammond stratosferico e le tre voci (Lamm, Cetera, Kath) che si alternano alle strofe dando al brano una dimensione di unicità eterna. Per i posteri anche l'assolo di batteria Slingerland dell'italo-americano Danny. Quarta facciata e rumori di disordini studenteschi introducono Someday e la lunghissima Liberation quasi 15 minuti, brani live registrati nell'agosto del 1968 durante le assemble universitarie che certificano la bravura e la coesione della band anche dal vivo.
In seguito la locale compagnia di bus e metrò, appunto la CTA-Chicago Transit Auhority, unica proprietaria del moniker si arrabiò (BAH!) per l'utilizzo del proprio marchio e furono costretti ad abbreviare il nome della band semplicemente in Chicago.
L'intero lavoro è stato rimasterizzato nel 2002, completato con i minuti originali mancanti e le quattro facciate portate in unico cd che ci riconsegna intatta la perfezione del suono e l'affiatamento di questa band basilare per tutto il jazz-rock, il pop-funky, il pop-jazzy e la fusion che dilagherà negli anni “80 e “90.
Tracce:
Side 1
1.Introduction
2.Does anybody really know what time it is?
3.Beginnings
Side 2
4.Questions 67 and 68
5.Listen
6.Poem 58
Side 3
7.Free form guitar
8.South California purples
9.I'm a man
Side 4
10.Prologue, August 29, 1968
11.Someday (August 29, 1968)
12.Liberation
Formazione:
Peter Cetera - basso, voce, agogô
Terry Kath - chitarre, voce
Robert Lamm - piano, organo, tastiere, voce, maracas
Lee Loughnane - tromba, legnetti
James Pankow - trombone, campanaccio
Walter Parazaider - legni, tamburello basco
Danny Seraphine - batteria, percussioni
Gli Who sono una delle formazioni più inossidabili che il rock britannico abbia conosciuto. Il chitarrista, cantante Pete Townshend e il bassista John Entwistle nel 1962 formano alcuni complessi giovanili. Con Roger Daltrey alla voce cominciano a crearsi un discreto seguito nella Londra dei primi anni '60. Con l'arrivo dell'eccentrico batterista Keith John Moon, personaggio trascinante e spettacolare si afferma un'immagine forte e ribelle del quartetto che si fa chiamare inizialmente The Who e poi su indicazione del manager Pete Meaden, The High Numbers. Con questo nome pubblicano, nel 1964, il 45 giri "I'm The Face" (firmato, come pure il lato B "Zoot Suit", dallo stesso Meaden). L'anno seguente è decisivo: i quattro si ribattezzano The Who e vengono scoperti da Kit Lambert e Chris Stamp che manovrano affinché il complesso entri nel cuore della colorita scena britannica. Grazie ai singoli "I Can't Explain" registrato nel dicembre 1964 e pubblicato nel gennaio 1965 e "Anyway, Anyhow, Anywhere" (aprile 1965) assaporano i primi successi, ma è l'inno epocale "My Generation" (novembre 1965) a lanciare il quartetto. L'esordio a 33 giri The Who Sings My Generation (1965) è adottato dai giovani inglesi come bibbia di vita giovanile, anche grazie a un live act fulminante e di impareggiabile energia che sconvolge la scena rock a causa delle chitarre che Townshend distrugge colpendo l'amplificazione e alle pirotecniche devastazioni operate da Moon sulla sua batteria.
Ma dietro a tutto questo c'è il talento del giovane Townshend, che preferisce non scegliere una sola strada creativa. Nonostante il singolo (ispirato ai Beatles) "The Kids Are Alright" riesca a bissare il successo precedente, la vena raffinata e ironica di brani come "Substitute" (febbraio 1966), "Happy Jack" (novembre 1966), un rifacimento di "Batman" e "I'm A Boy" (entrambe dell'agosto 1966) e dell'album A Quick One (1966, opera intrigante e sofisticata per i tempi, comprendente infatti la mini-rock opera omonima) non incontra i favori del pubblico. The Who è già un gruppo di culto in Gran Bretagna, ma è agli Stati Uniti che punta, patria di quel rhythm&blues che permea lo stile del chitarrista dandogli un sapore inedito. Grazie a un tour americano di inizio 1967 e alla spettacolare apparizione al Monterey Pop Festival la sera del 18 giugno dello stesso anno, il quartetto guadagna prezioso spazio nel territorio statunitense con il 45 giri "The Last Time/ Under My Thumb" (due canzoni dei Rolling Stones incise per protesta contro l'arresto di Mick Jagger e Keith Richards per detenzione di marijuana). Townshend trae ispirazione dai suoi studi artistici confezionando lo splendido The Who Sell Out (1967), un album che intercala canzoni originali a falsi spot pubblicitari e autentici jingle delle stazioni radio pirata britanniche, e che in qualche modo incapsula un'idea d'arte pop sorretta da canzoni al limite del fanciullesco ("Mary Anne With The Shaky Hands"), accoppiate a brani visionari di straordinario impatto come il singolo "I Can See For Miles".
Il successo però sfugge ancora e così la "rivoluzione" nel sound e nell'immagine del gruppo avviene nel 1968, con l'uscita del singolo "Call Me Lightning", suggello finale del primo periodo. Quando in piena estate Magic Bus arriva sul mercato, è evidente che gli Who hanno scelto una strada assai distante dal pop, una via dove la forza della musica delle radici deve trovare posto nell'ambito di un sound più elettrico, in grado di incanalare l'impressionante energia sprigionata dal complesso. Il segnale si concretizza in "Pinball Wizard", 45 giri tra i più belli della seconda metà degli anni '60 e assaggio del loro capolavoro Tommy (1969), la prima opera rock che riesce a individuare un ruolo nuovo per gli autori di musica giovanile. Il successo del doppio LP riporta The Who al centro dell'attenzione grazie a un'affascinante storia (quella del cieco, sordo e muto Tommy) che si svolge attraverso una serie di indimenticabili brani ("I'm Free", "Sparks", "The Acid Queen", "Tommy Can You Hear Me?", " We're Not Gonna Take It"). L'apparizione al festival di Woodstock nell'agosto del 1969 conferma The Who come un gruppo rock di rara potenza e raffinatezza, ma anche portatore di un'immagine ribelle e coerente. Il tour che segue cattura al meglio questo spirito, come testimonia il ruvido disco dal vivo Live At Leeds (1970), un'opera di rara forza dove gli Who riescono a esprimere tutta la propria grinta e abilità. La vulcanica vena compositiva di Townshend e il suo crescente ruolo di portavoce della cultura rock lo inducono a scrivere una nuova opera, nasce così uno dei grandi capolavori del rock di tutti i tempi, Who's Next del 1971 (la ristampa in cd del 1996 presenta molto del materiale scartato di Lifehouse).
Nell'estate del 1970 partecipano al festival dell'Isola di Wight (la loro performance è ripresa sul live The Who At The Isle Of Wight Festival, 1996).
Dopo l'antologia di rarità curata dal gruppo stesso Meaty Beaty Big And Bouncy (ottobre 1971) e una serie di tour di enorme successo in Europa e negli Stati Uniti, Townshend (che nel frattempo partecipa a "Happy Birthday" e "I Am", due album-tributo al guru Meher Baba e l'ottimo "Who Came First" del 1972) torna all'epoca giovanile per ispirare un'altra opera rock destinata a narrare la vita di un mod in un'Inghilterra di metà anni '60 percorsa da rapidi e radicali cambiamenti. Quadrophenia (1973) è il doppio album che ancora una volta cattura lo spirito di una porzione dell'universo giovanile, i mutamenti di sensibilità e di aspettative sociali con un interessante viaggio a ritroso. Il sound è sempre più robusto ma non mancano toccanti tributi agli elementi che fanno da contorno alla vicenda del protagonista Jimmy: "The Real Me", "I'm One", "Is It In My Head", "I've Had Enough", "5:15" e "Love Reign O'er Me" catturano con impeto l'ultimo grande momento creativo degli Who. Nel 1974, Odds And Sods presenta una serie di canzoni rare o inedite scelte da John Entwistle, inclusa "I'm The Face" degli High Numbers e un paio di brani dal periodo Lifehouse.
Nell'ottobre 1975, The Who By Numbers, dal suono meno aggressivo, è utilizzato per le "confessioni" di Townshend circa i suoi rapporti con l'alcoolismo ("However Much I Booze"), le donne ("Dreaming From The Waist" e "They Are All In Love") e la vita in generale. "Squeeze Box" è il 45 giri estratto che riporta il gruppo in classifica. In questo periodo escono album solisti di Entwistle (da solo o accompagnato dalle sue band The Ox e Rigor Mortis: "Smash Your Head Against The Wall" del 1971, "Whistle Rhymes" del 1972, "Rigor Mortis Sets" In del 1973 e "Mad Dog" del 1975), Daltrey (l'omonimo "Daltrey" dell'aprile 1973 e "Ride A Rock Horse" del giugno 1975) e Moon ("The Two Sides Of The Moon", insieme a musicisti quali Ringo Starr, Harry Nilsson, Joe Walsh, Flo And Eddie ed altri). The Who si impegnano dapprima nella versione teatrale di Tommy, che presto diventa anche un lungometraggio di enorme successo girato da Ken Russell, la cui colonna sonora annovera tutte le canzoni dell'LP originale reinterpretate dal gruppo con ospiti del calibro di Tina Turner, Elton John, Eric Clapton, Nicky Hopkins. Ma tra Townshend e Daltrey iniziano a evidenziarsi dissapori legati alla leadership del complesso, così il chitarrista incide a sorpresa "Rough Mix" con Ronnie Lane (1977) e nel 1978 il silenzio discografico della band si interrompe con Who Are You, disco riflessivo, testimone di una realtà musicale che si pone seri interrogativi sul proprio ruolo in un'epoca di grandi rivoluzioni del mercato musicale (nonostante ciò, The Who sono forse l'unica band di "vecchi" rispettata dalle nuove generazioni punk). Keith Moon, fin dal primo periodo di attività con il gruppo, dimostra una propensione a ingerire smodate quantità di alcool e a fare uso di droghe pesanti (nei primi anni '70 rimane paralizzato per qualche giorno per aver ingerito un tranquillizzante per elefanti). Il 7 settembre 1978 muore a causa di un'overdose di sedativi.
Ma Nel 1979 escono il film semi-biografico The Kids Are Alright (che gli Who adornano con una colonna sonora arricchita da diversi inediti) e la colonna sonora di Quadrophenia, una bella pellicola con l'emergente Sting dei Police nella parte del protagonista. Dopo lunghe e dolorose discussioni, gli Who decidono di ingaggiare Kenney Jones (1948, Londra, Gran Bretagna), proveniente dagli Small Faces e il tastierista John "Rabbit" Bundrick ex-Free (quest'ultimo "arruolato" solo per i concerti). Il tour mondiale è un trionfo, ma il 3 dicembre 1979, al Riverfront Coliseum di Cincinnati, un'altra tragedia colpisce gli Who: 11 ragazzi in attesa di entrare al concerto vengono schiacciati dalla folla. Il buon successo di Empty Glass (1980), album-solo di Townshend, sembra preludere alla fine del marchio, ma la pubblicazione di Face Dances (1981) smentisce tutti: è una decisa virata verso sonorità maggiormente pop, con il singolo "You Better You Bet" a far da apripista per il mercato statunitense (in Gran Bretagna il disco passa inosservato). L'anno seguente It's Hard presenta una sintesi migliore tra vecchio e nuovo, grazie ad ottimi esempi quali "Eminence Front" e "Athena".
Si tratta dell'ultimo disco in studio del gruppo, che dopo Who's Last (doppio live del 1984) si riunisce per uno spettacolare e nostalgico tour nel 1989 (con Simon Phillips alla batteria, Bundrick alle tastiere, Jody Linscott alle percussioni e una sezione fiati), capace di far sognare i fan grazie al doppio live dedicato a Keith Moon Join Together (1990), dove gli Who, nonostante tutto, dimostrano di avere ancora un'incontenibile energia. Nel 1994 viene pubblicato lo stupendo box-set retrospettivo di 4 cd con diversi inediti Thirty Years Of Maximum R&B (con una spettacolare e omonima videocassetta di tre ore). Nel febbraio dello stesso anno, Townshend, Entwistle e Daltrey si riuniscono per due concerti alla Carnegie Hall in occasione del cinquantesimo compleanno di Daltrey. Accompagnati da un'orchestra di 65 elementi, vengono raggiunti sul palco da Sinead O' Connor, Eddie Vedder dei Pearl Jam e Lou Reed. Nel 1996 la formazione si riunisce ancora per un grande concerto a Hyde Park dove, per la prima volta, rappresenta per intero l'opera Quadrophenia dal vivo, continuando a suonare in tutta Europa sino all'estate del 1997.
Da tempo malato di cuore, John Entwistle muore in una stanza dell'Hard Rock Hotel di Las Vegas il 27 giugno 2002, esattamente il giorno prima dell'avvio del tour estivo degli Who che avrebbe interessato Stati Uniti e Canada.
La sua morte, dopo quella di Keith Moon, ha colpito duramente il gruppo ed è stata una grave perdita per il mondo della musica.
Quando gli Who tornano con un nuovo lavoro in studio nel 2006, a nome Endless Wire, il risultato è per nulla convincente.
Per tanti, la dichiarazione da folle visionario e da irresponsabile musicale rilasciata da Pete Townshend al settimanale Rolling Stone nel settembre del 68, riguardo al pensiero di scrivere un’opera rock che abbia per protagonista un giocatore di flipper sordo, muto e cieco, era seria ed il doppio LP Tommy che uscirà nel 69 lo dimostrerà pienamente.
Costituisce una pietra miliare del periodo e con la sua cover, forse meno potente oggi di allora, resta una delle più belle della storia del rock ed è firmata Michael McInnerney. Raffigura uno sferoide azzurrognolo con aperture a mò di gabbia con all’interno i volti dei musicisti. Uno sfondo nero su cui volano colombe impazzite viene squarciato da un pugno, è l’immagine mentale della liberazione di Tommy.
Il concept di Tommy si base sulla storia del protagonista, nato durante la grande guerra, ( in alcune edizioni l’album si intitola Tommy (1914-1984), e che a seguito di un trauma è testimone dell’omicidio dell’amante della madre da parte del padre ritornato dalla guerra, diventa sordo, cieco e muto quasi per ordine dei genitori, che gli impongono, appunto, di non aver visto e sentito nulla, e così sarà, (quasi) per sempre. L’opera segue l’evolversi della difficile vita di Tommy, diventato invincibile e ricco giocatore di flipper dopo aver subito altri abusi nella cerchia familiare, fino al momento in cui riesce a vincere il suo trauma distruggendo uno specchio, feticcio psichico della sua condizione.
Una chiave di lettura importante ed imprescindibile per comprendere l’opera è l’identificazione del protagonista, che privato dei sensi diventa un vergine mentale in balia del mondo, un semidisadattato proveniente dalla periferia e quasi schiacciato dalla città, indi redento dalla musica.
Con Overture è Keith Moon a fornire uno spettacolare inizio dal punto di vista ritmico, ma l’opera presenta tutte le sfaccettature del rock, da quelle quasi struggenti di It’s a Boy, concitati e drammatici come in 1921, (1951 nell’ottimo film di Ken Russell del 75, per quanto un po’ troppo adattato), ma vi avverto che non citerò tutti i pezzi, limitandomi all’ossatura principale dell’album. Eyesight To Blind è quasi commovente, specialmente considerando il testo, ed è anthem con Christmas.
Nero, solo il nero profondo emerge da Cousin Kelvin, nonostante il ritmo beat è ancora il testo a colpire duro, quanta violenza sul povero Tommy, e poi psichedelia con The Acid Queen.
Underture si lega a filo doppio con l’opener, ed il duo Entwistle/Townshend regala uno degli episodi più belli della loro storia.
Una citazione a parte merita Pinball Wizard, col protagonista che trova pace nel suo flipper con cui gioca sentendo le vibrazioni dell’apparecchio ed arricchendosi. Musicalmente ispirato al barocco di Purcell il singolo raggiunse il quarto posto delle charts inglesi, e la sua potenza lo ha fatto diventare un punto fisso dei live dei The Who, inoltre numerosissime sono le cover importanti, tra queste quella di Elton John maggiormente basata sul piano e tutt’ora –credo- facente parte del suo live set.
Ad ogni modo il testo, (ed in particolare il ritornello cantato da Daltrey con il controcanto di Townshend), conserva intatta la sua forza anche dopo 40 anni e comunica ancora il primo riscatto del protagonista.
There's a doctor introduce la parte finale del disco, e Tommy è alla fine davanti allo specchio, rabbia, dolore, paura, “see me, feel me, touch me, heal me!”, ed il breve gospel di Tommy can you hear me? introduce il breack even point: Smash the mirror . E via al semi sinfonico di Sensation, all’allegria liberatoria di Sally Simpson, la fanciullesca liberazione di I’m Free, il contatto finalmente col mondo, e la chiusura con i sette minuti e mezzo catartici di We're not gonna take it , quasi una preghiera di ringraziamento da ascoltare guardando la copertina del disco.
Tracce:
Side 1
1. Overture
2. It's A Boy
3. 1921
4. Amazing Journey
5. Sparks
6. Eyesight To The Blind (The Hawker)
Side 2
7. Christmas
8. Cousin Kevin
9. The Acid Queen
10. Underture
Side 3
1. Do You Think It's Alright?
2. Fiddle About
3. Pinball Wizard
4. There's A Doctor
5. Go To The Mirror!
6. Tommy Can You Hear Me?
7. Smash The Mirror
8. Sensation
Side 4
9. Miracle Cure
10. Sally Simpson
11. I'm Free
12. Welcome
13. Tommy's Holiday Camp
14. We're Not Gonna Take It