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Gli Yes sono un gruppo musicale britannico formato nel 1968, annoverato tra i principali esponenti del rock progressivo.
La band, fondata dal cantante Jon Anderson, il bassista Chris Squire, il chitarrista Peter Banks, il tastierista Tony Kaye e il batterista Bill Bruford,  ha conosciuto il periodo di maggior successo negli anni settanta e ottanta, e nel corso degli anni ha visto avvicendarsi numerosi componenti.
Sebbene il gruppo abbia sempre conservato una certa complessità compositiva, sono due le formazioni rilevanti che, tra le tante susseguitesi nel corso del tempo, si sono distinte per aver adottato due stili musicali radicalmente differenti: la prima, quella del periodo progressive, o "classico", degli anni settanta era composta da Jon Anderson, Chris Squire, Bill Bruford (o Alan White), dal chitarrista Steve Howe e dal tastierista Rick Wakeman ed era guidata da Anderson; l'altra, caratterizzata da sonorità prossime al pop rock e all'arena rock, ha attraversato gli anni ottanta e una parte dei novanta, e comprendeva Jon Anderson, Chris Squire, Tony Kaye, Alan White e il chitarrista Trevor Rabin. Il ruolo di leader, in quest'ultima line-up, era chiaramente ricoperto da Rabin.
Grazie ad album strutturalmente complessi e articolati, acclamati da critica e pubblico, come The Yes Album, Fragile, Close to the Edge, Relayer, Going for the One e all'estroso e controverso Tales from Topographic Oceans, la band contribuisce in maniera sostanziale a delineare lo sviluppo della scena progressive inglese e in seguito, dopo essersi riformata con Rabin, riscuote un successo discografico e popolarità a livello mondiale con 90125.
Gli Yes, proponendo un sofisticato rock sinfonico e romantico che fa largo uso di strumenti elettronici innovativi,  come il sintetizzatore, il moog e il mellotron, simboleggiano lo stile progressive e definiscono insieme ad altre formazioni, tra le quali King Crimson, Genesis e Gentle Giant, i canoni stessi del progressive rock.
La band ha pubblicato l'ultimo album in studio nel 2014, Heaven & Earth. È stata sempre attiva nel corso degli anni, tranne per due brevissimi periodi: il primo agli inizi degli anni ottanta, a causa del temporaneo scioglimento della stessa, e il secondo a metà degli anni duemila. Di fatto gli anni 2010 rappresentano il sesto decennio di attività di questo gruppo. 
Dopo aver realizzato due discreti album (Yes e Time And A Word), la line up originaria cambia grazie all’innesto del fantasioso chitarrista Steve Howe in sostituzione del più convenzionale Peter Banks: la band diventerà soprattutto grazie a lui una delle più importanti del movimento rock progressivo degli anni settanta.
La nuova formazione pubblicherà nel marzo del 1971 

 

The Yes Album, prodotto unitamente a Eddie Offord (famoso per aver lavorato anche con gli Emerson Lake & Palmer), che rappresenta uno dei vertici assoluti della loro produzione e vero e proprio punto di riferimento di tanti gruppi dediti al progressive rock.
Il talento di Howe trasformerà radicalmente il songwriting degli Yes in quanto le composizioni diventeranno molto più articolate (non mancano, ad esempio, palesi riferimenti alla musica classica) e porranno in costante evidenza l’eccezionale virtuosismo dei singoli componenti. In tal senso è giusto parlare degli Yes definendolo un vero e proprio supergruppo.
I brani presenti su questo disco verranno eseguiti a lungo nelle esibizioni dal vivo a testimonianza della loro bellezza che permane tutt’oggi immutata a distanza di quasi quarant’anni.
La cover piuttosto lugubre contrasta con la cristallina armonia del platter che include quattro lunghe composizioni da annoverare, in particolare la stratosferica Yours Is No Disgrace, tra i classici del gruppo e due brevi giudicate sovente meno importanti (anche se l’acustica The Clap, pur essendo avulsa dal contesto strutturale dell’album, è una vera e propria perla country/ragtime di Howe, dedicata al figlio di Dylan, qui registrata dal vivo al The Lyceum di Londra il 17 luglio 1970).
Le tracks sono dinamiche passando da linee suadenti e melodiche a parti più sostenute dove gli eccezionali componenti della band danno sfoggio della loro incommensurabile tecnica; il versatile vocalism quasi fanciullesco di Jon Anderson ha il potere di soggiogare l’ascoltatore, mentre le lunghe cavalcate strumentali si dipanano ponendo in particolare evidenza il fraseggio chitarristico di Steve Howe: i suoni prodotti dalla sua sei corde (la preferita è la Gibson ES-175) sono avvolgenti e corposi diversi da quelli proposti da tanti altri perché più ricercati; le sue escursioni quasi jazzistiche vestono le song di arricchimenti barocchi tracciando i prodromi per le lunghe suite divise in più movimenti che saranno sviluppate più significativamente nei full lenght successivi.
Assolutamente epico l’assolo di chitarra contenuto in Würm -composta originariamente da Howe quando militava nei Bodast- facente parte di Starship Trooper.
I've Seen All Good People ha anche venature quasi folk ed è un brano che ho sempre amato molto gioioso e solare.
Taluni critici sostengono che The Yes Album non sia il capolavoro della band nella considerazione che con il tastierista Rick Wakeman (prenderà il posto di Tony Kaye a partire dal quarto album intitolato Fragile) la musica degli Yes raggiungerà la piena maturazione stilistica.

 

Tracks Listing

 

1. Yours Is No Disgrace 
2. Clap (live)  *
3. Starship Trooper: Life Seeker / Disillusion / Wurm 
4. I've Seen All Good People: Your Move / All Good People 
5. A Venture 
6. Perpetual Change 

* Recorded Live at the Lyceum, London

Bonus tracks on 2003 Elektra remaster:
7. Your Move (single version) 
8. Starship Trooper: Life Seeker (single version) 
9. Clap (studio version) 

 

Bonus tracks on 2014 Panegyric DVD:
1. Yours Is No Disgrace (live, London 1971) 
2. Clap (studio version) 
3. Starship Trooper: Life Seeker (single edit) 
4. I've Seen All Good People (live, London 1971) 
5. A Venture (extended mix) 
6. Perpetual Change (live, New Haven 1971) 

 

Line-up / Musicians

- Jon Anderson / lead vocals, percussion
- Steve Howe / acoustic & electric guitars, Portuguese 12-string guitar (4), vocals
- Tony Kaye / Hammond organ, piano, Moog synthesizer
- Chris Squire / bass, vocals
- Bill Bruford / drums, percussion

With:
- Colin Goldring / recorders (4,7)
- Eddie Offord / co-production & engineering

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